Le parole chiave negative sono termini per cui non vuoi che i tuoi annunci vengano mostrati. Se vendi corsi di cucina a pagamento, per esempio, escludi «gratis»; se sei un'impresa edile, escludi «lavoro». Sono lo strumento più semplice per non pagare clic di chi non è un cliente e per migliorare la qualità del traffico di una campagna Google Ads, il nome attuale di Google AdWords.
Molte campagne consumano una parte del budget su ricerche che non c'entrano nulla con ciò che vendi, semplicemente perché nessuno le ha escluse. Ecco come funzionano, come trovarle e come usarle senza commettere errori.
Perché servono e quanto si risparmia
Le parole chiave che scegli come positive possono attivare anche ricerche vicine ma non pertinenti. Chi cerca «corso idraulico» non è un cliente che ha un tubo rotto, eppure la ricerca può somigliare a «idraulico». Senza esclusioni paghi anche questi clic, mentre con le negative concentri il budget sulle persone che cercano davvero ciò che offri.
Non esiste una percentuale di risparmio valida per tutti: dipende dal settore e da quanto le ricerche sono ambigue. In campagne su parole chiave molto generiche una parte importante del budget può finire su ricerche inutili, in campagne molto mirate l'effetto è minore. L'unico modo per saperlo è guardare i tuoi termini di ricerca e calcolare quanto hai speso per quelli non pertinenti: spesso l'analisi del primo mese basta per accorgersi che mancano esclusioni ovvie.
I tre tipi di corrispondenza e dove inserirle
Le parole chiave negative hanno tre tipi di corrispondenza. Con la corrispondenza generica l'annuncio non compare se la ricerca contiene tutti i termini della negativa, in qualsiasi ordine; con quella a frase non compare se i termini appaiono nell'ordine indicato, anche con altre parole prima o dopo; con quella esatta non compare se la ricerca è esattamente quella parola, senza altri termini.
Un dettaglio importante è che le parole chiave negative non includono automaticamente varianti come plurali, sinonimi o errori di battitura: se vuoi escludere sia «gratis» sia «gratuito» devi inserirle entrambe. Puoi inserirle a livello di campagna, per esclusioni generali come lavoro, gratis e corso, a livello di gruppo di annunci, per evitare che due gruppi competano per la stessa ricerca, o in liste condivise, riutilizzabili in più campagne.
Come trovare le parole da escludere
Il metodo parte dal report «Termini di ricerca» della campagna, che mostra le ricerche reali che hanno attivato i tuoi annunci. Ordinalo per costo o per clic, cerca le ricerche non pertinenti e individua il termine che le rende inutili, per esempio «usato», «fai da te» o «corso», invece dell'intera frase quando il resto potrebbe essere utile. Aggiungi il termine come negativa con la corrispondenza adatta e ripeti il controllo nel tempo, perché le ricerche cambiano.
Alcune categorie ricorrono in quasi tutti i settori e conviene verificarle subito:
- Le ricerche gratuite comprendono termini come gratis, gratuito, fai da te, tutorial e pdf.
- Le ricerche di lavoro e formazione comprendono lavoro, stipendio, corso, scuola e tirocinio.
- Le ricerche di usato o ricambi vanno escluse se non fanno parte del tuo servizio.
- Le località non servite vanno escluse per evitare clic da zone in cui non operi.
- I prodotti o servizi che non offri compaiono spesso per somiglianza con ciò che vendi.
Un esempio e come organizzare le liste
Un esempio ipotetico: un elettricista di Lamezia Terme attiva una campagna su «elettricista Lamezia Terme». Dopo una settimana, nei termini di ricerca compaiono «corso elettricista Lamezia», «elettricista lavoro Lamezia» e «schema impianto elettrico fai da te». Aggiunge come negative «corso», «lavoro», «fai da te» e «schema», e nelle settimane successive il costo per contatto cala perché i clic si concentrano su chi cerca un intervento reale.
Con più campagne conviene creare liste condivise per tema, una per lavoro e formazione, una per il gratuito e il fai da te, una per l'usato e una per le località non servite, e assegnarle alle campagne pertinenti. Anche con le strategie di offerta automatiche le negative restano importanti: l'automazione impara dai dati raccolti, e se contengono molte ricerche inutili l'algoritmo può imparare da segnali poco pertinenti.
Errori da evitare e controllo mensile
L'errore più frequente è usare negative troppo ampie: escludere «prezzo» può togliere anche chi cerca proprio un preventivo. Altri errori sono le negative in conflitto con le parole chiave positive, che impediscono all'annuncio di comparire, dimenticare le varianti, copiare liste altrui senza verificare che valgano per la tua attività e non ricontrollare dopo modifiche importanti alla campagna. Attenzione anche al tuo stesso nome e a quello dei concorrenti: escludi i secondi solo se è una scelta voluta.
Una routine mensile evita quasi tutti i problemi: apri i termini di ricerca dell'ultimo mese, ordina per costo, aggiungi le nuove negative con la corrispondenza giusta, controlla che nessuna blocchi le tue parole chiave e rivedi le liste condivise. Nelle prime settimane il controllo va fatto ogni pochi giorni. Se stai partendo, leggi prima la guida sulla prima campagna Google Ads di Tommaso Guzzo.
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